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MERCOLEDI’ 29 GENNAIO

Proiezione unica ore 21.00

Regia: Gianni Aureli

Attori: Teo Guarini, Alessandro Intini, Romeo Tofani, Ralph Palka, Marco Pratesi.

Genere: drammatico

Durata: 100 minuti

LA STORIA POCO CONOSCIUTA DI UN GRUPPO DI SCOUT CHE SI OPPOSE AL FASCISMO E DIEDE IL PROPRIO CONTRIBUTO ALLA COSTRUZIONE DI UN’ITALIA NUOVA.

Pochi anni dopo la presa del potere da parte del fascismo Benito Mussolini decide di chiudere tutte le associazioni che si distinguono rispetto a quelle ufficiali del regime. L’associazione degli scout italiani cattolici rientra tra queste. Un gruppo di loro che opera a Milano decide di non piegarsi al diktat: si chiameranno Aquile Randagie, continueranno a riunirsi in Val Codera, una valle secondaria della Valchiavenna e a distinguersi, nella misura del possibile, dal fascismo dominante. Quando scoppierà la guerra la loro opposizione si farà ancora più netta fino a sfociare in un movimento denominato OSCAR che fiancheggerà, dopo il 1943, la Resistenza.

Viviamo in un un’epoca in cui c’è chi vorrebbe farci credere che tra i fascisti (in particolare quelli convintamente schierati a fianco dei nazisti) e i loro oppositori non ci fosse differenza morale e che la Resistenza sia stata soltanto combattuta da chi credeva nel credo comunista.

Ben venga quindi un film come questo diretto da Gianni Aureli e realizzato anche grazie a un crowdfunding (segno di una sentita adesione dal basso) in cui si racconta, con tanto di riferimenti storici precisi, di come in ambito cattolico non ci fossero solo persone pronte al saluto romano ma anche chi sapeva vedere l’ingiustizia e cercava di contrastarla.

Si tratta di un’opera coraggiosa che ci ricorda anche il conflitto morale interiore della gerarchia (qui rappresentata dall’allora monsignor Giovanbattista Montini poi divenuto Paolo VI e dal cardinale Schuster) forzata a una non opposizione esplicita per poter conservare una libertà clandestina che permise di salvare migliaia di vite.

La sceneggiatura sapientemente si espande in progressione: se nella prima parte assistiamo alle vicende di giovani un po’ ingenui, capaci anche di compiere delle bravate quasi fini a se stesse, nello scorrere del tempo vediamo che comunque la formazione offerta dallo scoutismo lascia dei semi che danno frutto nel momento in cui diviene necessario mettersi in gioco.

Mentre la vicenda prosegue viene in mente che allora come ora (seppur in un contesto completamente diverso) abbia continuato ad essere facile tacciare di ribellismo (o di ‘comunismo’ che oggi viene attribuito come segno infamante anche al Papa) chi era sì ribelle ma ribelle per amore. Un amore che nasceva da una lettura del Vangelo priva di sovrastrutture e che non aveva nulla di quell’odore di incenso e di sacrestia che, dalla parte opposta, si applica come abusata etichetta a tutto ciò che è vicino alla Chiesa. Questi uomini e queste donne diedero il loro contributo alla creazione e alla costruzione di un’Italia nuova che speravano potesse essere veramente e intimamente ‘libera’. Il film ce ne racconta il coraggio

Recensione di Giancarlo Zappoli