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MARTEDI’ 18 OTTOBRE

ore 10.00

di e con Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi

e con Eugenia Delbue e Marco Mochi Sismondi

musiche di Hazina Francia e Vincenzo Scorza

progetto sonoro di Vincenzo Scorza

design grafico Diego Segatto

comunicazione e promozione  Federica Patti

organizzazione e amministrazione  Elisa Marchese

una produzione Ateliersi,

in collaborazione con Agorà con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna con il patrocinio di ANPI di Castel Maggiore

età consigliata: dai 13 ai 17 anni

tecnica: teatro di narrazione

durata: 90 minuti

Nello spettacolo un bambino dei nostri giorni si mette in relazione con le visioni, i pensieri e le azioni di Pin, il ragazzino monello e vagabondo protagonista de Il sentiero dei nidi di ragno, il primo romanzo di Italo Calvino, ambientato durante la Resistenza tra i partigiani delle montagne liguri. Il bambino si lancia in un salto temporale per coinvolgere il pubblico in un gioco di analogie intorno al romanzo in cui si vince cogliendo battute mancanti e significati nascosti. Il trattamento parte dalla dimensione ludica per concentrarsi proprio su quegli aspetti capaci di entrare in risonanza con il suo immaginario, con i suoi pensieri e con le prime questioni che nell’infanzia nascono intorno al senso del proprio stare al mondo e al proprio posizionamento rispetto alle azioni e al linguaggio degli adulti. Lo spettacolo parte dallo sguardo del giovane Pin per arrivare al pubblico attraverso quella spinta elementare che porta ogni essere umano a combattere per non essere più umiliato, percorrendo i sentieri della rivolta per far nascere immagini e pensieri autonomi che ogni spettatore compone nel proprio spazio segreto: in quella parte di sé dove custodisce quella “ferita segreta per riscattare la quale combattiamo”. Nel 2022 debutta una nuova versione dello spettacolo, rielaborata in avvicinamento al centenario della nascita di Calvino che si celebrerà nel 2023, con un nuovo cast che vede nel ruolo di Pin il piccolo Ahmed, nato a Bologna da genitori tunisini, la cui relazione con la storia partigiana sollecita ulteriori salti di immaginario.

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